• Giovanni Melappioni

La via del cavaliere medievale

Chi preparava e come i cavalieri? Come si svolgevano gli esercizi quotidiani, quali erano le tecniche? Venivano formate delle classi o si preferiva una preparazione individuale? Tante domande, decine di supposizioni e, invero, pochissime risposte. Troppo scarse le testimonianze documentarie precedenti il pieno XIV secolo. Non ci è pervenuto un manuale del perfetto cavaliere normanno, se anche fosse mai esistito cosa tutt'altro che sicura dato che le modalità di addestramento potevano essere tramandate da una generazione all'altra senza per questo essere poste per iscritto. Sappiamo che Guglielmo il Maresciallo, vissuto a cavallo fra il XII e il XIII secolo, era in grado di compiere prodezze davvero notevoli ma la cronaca della sua vita non ci fornisce dettagli, nonostante che sia stato il prototipo del cavaliere perfetto. I giovani di buona famiglia venivano inviati in altre corti amiche, molto frequente all'epoca il ricorso agli zii materni, per divenire cavalieri ma resta comunque lacunosa la questione dei molti preparati alla guerra nonostante le umili origini: milites secundi e sergenti. Proprio su questo argomento sto studiando/sudando con grande entusiasmo.



Per trovare delle risposte più o meno esaustive a queste domande ho iniziato a cercare per vie oblique, indagando attraverso le fonti più disparate e apparentemente non inerenti l'argomento. Ogni tanto trovo una parola scritta per intendere altro: un esempio, un racconto fatto col presupposto che siano noti i dettagli che invece sottintendono. Questo lungo lavoro somiglia molto al costruire un enorme puzzle di cui si sia perduto il disegno finale. Cerco gli incastri a tentoni, con migliaia di pezzi sparsi per tutta la casa (con tanto di scrivania ormai irrimediabilmente sepolta!). Questa ricerca mi sta impegnando da diverso tempo, nell'ambito di un progetto più grande che ho intrapreso da alcuni mesi. Fra le molte fonti, alcune ancora al vaglio, ce n'è una che vorrei mostrarvi, soprattutto perché si tratta di una Chanson de Geste e la storia narrata è davvero notevole.



Leggendo il Roman de Silence, di un non meglio conosciuto "Maestro Heldris di Cornovaglia" ho trovato alcuni versi che mi hanno fatto sobbalzare, tanta l'immediatezza e la sincerità, per l'autore scontata, di quel che riportavano. La vicenda narrata è l'epica storia di una giovinetta, figlia del conte Cador di Cornovaglia, costretta a vestirsi e comportarsi da maschio sin dalla nascita. Il motivo è la crudeltà del re Ebain d'Inghilterra che ha vietato alle donne di ereditare i feudi. Preoccupati di perdere tutto, perché incerti sulla nascita di un maschio dopo la bambina, i genitori nascosero l'identità sessuale della primogenita e la inviarono lontana dalla corte, con il nome -emblematico- di Silenzio.




Complice della congiura è un senescal, un siniscalco. Questa figura storica nel romanzo va intesa nel senso etimologico della parola: servitore anziano. In generale, nell'epoca di Heldris di Cornovaglia (XII secolo) il siniscalco era un guerriero esperto e fidato di solito impegnato in compiti amministrativi. Queste prerogative, nel testo del Romance, non vengono citati perché ininfluenti alla vicenda. Quello che invece interessa alla nostra indagine è il fatto che tale senescal può fungere da mentore e istruttore di questo rampollo senza che nessuno ne venga insospettito. Insomma, è un'alternativa all'invio presso una corte amica del primogenito, come erano soliti fare per garantirgli l'addestramento alla guerra, necessario.


Dont ont le senescal mandé (verso 2187)

Receüs est par grant amor (v 2189)


Quindi il siniscalco viene chiamato

Viene ricevuto con grande amore*.


*Amore, dice il testo, ma è cavalleresco affetto fra rudi combattenti


Egli ha una dimora, una casa fortificata, e servitori. Di questi si preoccupa, almeno all'inizio.


Vient en sa maison et si se cuevre (v 2218)

Viers privès, viers estrange gent


Arriva alla sua residenza e si nasconde

Ai suoi servi, agli estranei.


Quando la piccola Silence raggiunse l'età


Pot dras user (v 2359)


Per indossare vestiti


il siniscalco, su pressione del conte Cador, continua a istruirla come se fosse un maschio. Ecco i versi più interessanti.


Li senescals por essaucier (v 2359)

Et por aprende a chevalchier

Le mainne en bos et en rivieres


Il siniscalco per rinforzarla

e per insegnargli a cavalcare

la conduce per boschi e rive di fiume


Molto interessante il rimando alle rive dei fiumi, dove il terreno selvaggio e incolto doveva essere davvero un arduo banco di prova per la giovane cavallerizza.


Sel mainne plus sovent el halle (v 2473)

Par cho quel violt faire plus malle


Ancor più sovente lo conduce nell'arsura (o sotto il solleone)

perché vuole farne ancora di più un uomo (un vero uomo!)


Piccoli pezzi, che dicono poco eppure aprono orizzonti davvero vasti per approfondire. Cavalcare, certo, è ovvio. Ma per per boschi e fiumi, fra rami e rovi dove anche il cavallo è messo alla prova. Poi resistere al caldo, addestrarsi sotto al sole cocente per temprare il fisico alla fatica, alla sete. Sono tutti dettagli interessanti. La storia continua, il siniscalco è molto vicino a Silenzio/a che cresce e sembra ormai un ragazzo a tutti gli effetti. E anche bravo, sentite qua


Quant il joent a la palaistre ( v 2494)

A bohorder, n'a l'escremir

Il seus fait tols ses pers fremir


Quando giocano alla palestra (facevano ginnastica, letteralmente)

a giostrare (o più correttamente a compiere evoluzioni a cavallo) e nella scherma

Fa fremere/tremare tutti i suoi pari



Ginnastica, evoluzioni a cavallo e scherma, esercitazioni in gruppo che ovviamente tutti noi appassionati presumiamo ma che, nel rispetto della storia, dobbiamo trovare confermate dalle fonti. Silenzio/a è superiore a tutti gli altri ragazzi con cui (implicitamente) compete nel perfezionare il suo addestramento. Le deduzioni che possiamo trarre sono molteplici. Da una parte la preparazione in solitario, necessaria per adeguare il corpo e la mente alla dualità uomo/cavallo e per prepararsi alle fatiche di un mestiere, il combattere, che deve diventare stile di vita. Poi la parte di gruppo, con le schermaglie, le gare a cavallo, gli esercizi ginnici, dove la competizione è fondamentale. Le compagini di juvenes di cui ci parlano le cronache, giovani cavalieri in cerca di un posto nel mondo che si arrabattano fra tornei e piccoli ingaggi temporanei, si formano in questa parte dell'addestramento, per la quale spendono gran parte della loro prima parte di vita.


La via del guerriero medievale iniziava presto e continuava finché le forze, o la coscienza, rimanevano salde.


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