• Giovanni Melappioni

Chiamata alle armi. Convocazione di un esercito feudale.

Se l'Italia dovesse entrare in guerra oggi verrebbero mobilitate le sue forze in servizio permanente, poi richiamati i riservisti e, se proprio fosse necessario, verrebbe ripristinata gradualmente la leva obbligatoria. I soldati, opportunamente inquadrati nelle unità di destinazione, verrebbero radunati nelle caserme per essere addestrati, vestiti e armati in maniera pressoché uniforme per quanto riguarda la logistica (poi ogni unità avrà le sue competenze e le sue particolarità, ovvio). Ogni singolo passo verrebbe registrato per tenere il controllo di numeri, gradi, armi e materiali distribuiti, e la catena gerarchica sarebbe estremamente burocratizzata al punto che per ogni uomo in prima linea ne avremmo almeno quattro nelle retrovie con ruoli gestionali.



In epoca medievale le cose erano decisamente diverse... 


Una mattina di primavera un signore castellano decide di saccheggiare i villaggi di confine, proprietà di un suo acerrimo nemico. E' un atto di guerra, senza alcun dubbio, e per questo mobilita i suoi uomini. Alcuni sono lì con lui, nella stessa sala dove ha deciso l'attacco. Dove vivono la quotidianità del loro signore da quando hanno iniziato a servirlo. Ma ne occorrono molti di più perché la familia, la masnada personale, non basta. Vengono inviati messaggeri con una discreta conoscenza dei possedimenti dell'aggressivo conte. Corrono per comunicare l'adunata ai cavalieri sparsi fra poderi e torri.



Alcuni di essi si guadagnano da vivere gestendo la terra loro concessa (e a volte sporcandosi loro stessi le mani), altri percepiscono una rendita diretta. Il feudo è un concetto molto fluido, troppo spesso abbinato alla semplice concessione di proprietà terriere da gestire in usufrutto. Debitamente avvisati questi cavalieri non appartenenti alla masnada domestica si prepareranno a partire. Una parte di essi, semplicemente, lascerà l'osteria dove hanno passato gran parte dell'inverno, salirà a cavallo e raggiungerà il castello comitale. Altri, più potenti, chiameranno a raccolta i propri uomini: combattenti che vivono con lui e lo aiutano a controllare che chi deve lavori la terra, esattamente come per la truppa del conte ma con numeri e potenzialità minori. I guerrieri di masnada, siano essi al servizio del conte o di uno dei castellani minori sparsi per la regione, erano un mix fra una scorta privata e un gruppo di moderni contractors. Ogni uomo di potere aveva la sua masnada. Questi professionisti erano strettamente legati fra loro, in una consorterie assimilabile a una fratellanza d'armi. Il loro signore li nutriva alla sua tavola e offriva loro rifugio, doni, privilegi come paga. Questa forza così adunata è sufficiente per un piccolo raid. Per operazioni su più vasta scala ci si sarebbe rivolti agli uomini liberi nei villaggi per reclutarne qualcuno fra i più in salute. In estrema ratio si sarebbe dato fondo alle esigue scorte d'argento e arruolato dei mercenari che non erano altro che guerrieri di cui sopra che si erano slegati dal sistema di controllo signore-sodale e si erano messi in gioco. Letteralmente, perché per la società dell'epoca erano poco più che reietti, odiati e temuti. Necessari e ingombranti. Parlerò di loro in un altro articolo dedicato, però.




In una campagna militare di portata limitata come quella sopra accennata non c'è una vera e propria logistica, vengono quindi impiegati -ingaggiati con regolare paga o per servizio obbligato- foraggiatori, conduttori di carri e zappatori. Generalmente questi uomini non avevano molte armi personali, anche se esistono notevoli eccezioni geografiche. Adattavano attrezzi da lavoro, per lo più. Con questo metodo, nelle date indicate dagli araldi per l'adunata, il conte avrebbe avuto a disposizione una forza eterogenea composta da cavalieri di professione, combattenti minori divisi in categorie più o meno codificate (milites inferioris e serventes -sergentes- ballistari ecc.) e contadini preoccupati di tornare quanto prima a casa a lavorare la terra, con carri e buoi al seguito per trasportare materiali d’assedio, tende, padiglioni e cibo.


Questa riduzione ai minimi termini di legami e situazioni ben più complesse non rappresenta ovviamente l'intera realtà della guerra nel medioevo. Anzi, si potrebbe benissimo circoscrivere la mia descrizione alle aree dalla forte influenza franco-germanica nel periodo centrale dell'Era di mezzo. In Italia, per esempio, questo sistema mutò ben presto in forme differenti e affascinanti della quali vi parlerò nel corso dei prossimi appuntamenti sulla guerra medievale.



E per stuzzicare ancora di più la curiosità ecco cosa riporta il Regesta Regum Anglo-normannorum (nello specifico il volume 2 a cura di C. Johnson e H. Cronne) che Enrico I detto Il Chierico, re d'Inghilterra, (1068-1135) ordinò a tutti i suoi baroni, alla sua guardia personale e ai marescialli di non prendere alloggio, quando convocati in armi, presso le proprietà dell'Ospizio di San Pietro da York e del convento di Santa Maria di Abingdon, fuori Londra.


Questa piccola nota, quasi invisibile nell'oceano di informazioni storiche ben più consistenti del Registro, nasconde in sé alcuni indizi molto interessanti sulla gestione di un'armata. Non avendo genericamente vietato l'acquartieramento in ogni singola struttura sacra ma in due ben specificate, possiamo supporre senza grandi dubbi che i luoghi interdetti avessero ricevuto una speciale esenzione da un dovere preciso e esteso: quello di provvedere (con ogni probabilità a proprie spese) al sostentamento degli armati nel tempo in cui essi si andavano adunando a seguito della chiamata del re. Era, quindi, molto probabilmente uso comune suddividere gli uomini che rispondevano all'adunata presso i luoghi circostanti il punto di ritrovo. Potevano occorrere settimane prima dell'arrivo dei convocati e avere una grande massa di armati concentrata in un solo punto poteva creare tutta una serie di problemi sia di sicurezza che d'igiene.

Dunque, se le forze si "disperdevano" in un ampio territorio, è lecito presumere che vi fosse una qualche organizzazione per poi riorganizzarle al momento della partenza. Araldi e notai che segnavano i luoghi nei quali erano alloggiati gli uomini? Oppure ogni capo aveva l'obbligo (o l'accortezza) di innalzare le proprie insegne sopra gli alloggi?

Purtroppo, nessun cronista ha mai sentito l'esigenza di descrivere nel dettaglio queste operazioni, ma gli indizi, nascosti fra le righe, ci sono. E sono proprio i più interessanti.


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