Shrewsbury, 1403. Il primo campo di battaglia di Enrico V
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Il 21 luglio 1403, poco a nord di Shrewsbury, si affrontarono due eserciti inglesi composti da uomini che appena quattro anni prima avevano combattuto dalla stessa parte. Nel 1399 i Percy avevano sostenuto Henry Bolingbroke, contribuendo in maniera decisiva alla deposizione di Riccardo II e alla sua ascesa al trono con il nome di Enrico IV; adesso Henry Percy, passato alla storia come Hotspur, marciava contro quel medesimo sovrano insieme allo zio Thomas Percy, conte di Worcester, e al conte scozzese Archibald Douglas. Dall’altra parte del campo, Enrico IV si preparava ad affrontarlo affiancato dal figlio sedicenne, il principe di Galles destinato a diventare Enrico V.
Shrewsbury fu dunque una resa dei conti interna, combattuta fra comandanti cresciuti nelle stesse campagne e soldati reclutati nelle medesime contee, all’interno di una società nella quale vincoli di fedeltà, interessi regionali e rapporti personali potevano trasformare rapidamente gli antichi alleati in avversari. Proprio questa prossimità, ancora più del numero dei caduti, aiuta a comprendere la durezza di una battaglia che oppose l’Inghilterra militare a se stessa.
Lo scontro cominciò quando rimanevano forse due ore di luce e si consumò in un pomeriggio di eccezionale violenza. Le cronache descrissero uomini abbattuti dalle frecce come foglie dopo la brina, una lotta tanto equilibrata che al calare della notte molti combattenti ignoravano ancora chi avesse vinto e una distesa di morti e feriti che proseguiva per miglia lungo le direttrici della fuga. Al di là delle immagini letterarie, la battaglia prese forma attraverso circostanze estremamente concrete: una marcia condotta contro il tempo, un modesto vantaggio di quota, un campo seminato a piselli, una trattativa fallita e infine un assalto diretto contro il centro del potere regio.
Questi elementi consentono di restituire a Shrewsbury la sua complessità, superando il racconto concentrato quasi esclusivamente sulla ferita del giovane principe o sulla morte di Hotspur. I Percy avevano contribuito in maniera decisiva all'usurpazione di Enrico IV ma il rapporto con il nuovo re si deteriorò ben presto, consumato dalle spese di guerra, dalle promesse disattese e dalla competizione politica, sarebbe sfociato sul campo di battaglia.
Le rivendicazioni dei Percy
Quando i Percy sostennero l'ascesa al trono di Enrico IV, lo fecero mettendo a disposizione uomini, denaro e la rete di fedeltà costruita lungo il confine scozzese, un servizio che il nuovo re ricompensò con le cariche più prestigiose del regno: la contea consegnò a Northumberland il conestabilato e la custodia della Marca occidentale, a Hotspur la Marca orientale e la giustizia del Galles settentrionale, a Worcester l'ammiragliato e poi lo stewardship della casa reale. Erano titoli che riconoscevano un potere già radicato sul confine, dove le tregue con la Scozia restavano nominali e la difesa quotidiana contro incursioni e rappresaglie gravava per intero sulle finanze della nobiltà settentrionale, chiamata ad anticipare somme che la Corona avrebbe dovuto restituire.
Le campagne scozzesi volute da Enrico IV aggravarono questo squilibrio, perché secondo i Percy il re trasferì su di loro buona parte dei costi senza mai saldare il debito. A complicare il quadro intervenne la vittoria di Homildon Hill nel 1402, dove la cattura di Archibald Douglas e di altri nobili scozzesi aprì la questione dei riscatti: i Percy li consideravano un compenso legittimo per il servizio reso, mentre Enrico IV voleva trattenere i prigionieri come leva della propria politica settentrionale, negando così ai suoi sostenitori quello che ritenevano un diritto acquisito.
Un fronte parallelo si aprì in Galles, dove la rivolta di Owain Glyndŵr inflisse a Edmund Mortimer, cognato di Hotspur, la sconfitta di Bryn Glas e la prigionia. Il rifiuto del re di finanziarne il riscatto, dettato con ogni probabilità dal sospetto verso una famiglia che vantava diritti dinastici più solidi dei Lancaster, convinse Mortimer a stringere un'alleanza con Glyndŵr, suggellata dal matrimonio con sua figlia: la cattura di guerra si trasformò così in un legame politico fra la rivolta gallese e gli oppositori della Corona.
Fu la somma di questi torti, insieme alla concorrenza crescente dei Neville nel Nord, a spingere i Percy alla rottura pubblica del 1403, formalizzata in un manifesto che accusava Enrico IV di spergiuro: di aver tradito la promessa di limitarsi a recuperare i propri domini, di aver imposto nuove tasse contro gli impegni presi, di essersi reso responsabile della morte di Riccardo II. La contestazione economica si saldava così a una contestazione di legittimità, e l'intesa con Mortimer e Glyndŵr apriva la strada a una coalizione ambiziosa quanto fragile, che imponeva a forze lontane e disomogenee di coordinare marce e tempi prima che il re potesse concentrare le proprie truppe: una corsa contro l'orologio che avrebbe portato i due eserciti a Shrewsbury.
La corsa verso Shrewsbury
Hotspur lasciò il nord all’inizio di luglio con un seguito ristretto, forse centosessanta uomini, e si diresse verso il Cheshire, una contea che aveva fornito molti degli arcieri legati a Riccardo II e che nel 1399 era stata fra le poche aree capaci di opporre resistenza all’ascesa di Bolingbroke. Una mossa astuta, dato che il malcontento per l'usurpazione serpeggiava a tutti i livelli della popolazione di quei luoghi. Per sostenere il reclutamento, Percy annunciò che Riccardo era ancora vivo e avrebbe raggiunto l’esercito. Hotspur sapeva di mentire ma il ricorso al nome del sovrano deposto rivela quanto la legittimità di Enrico IV rimanesse vulnerabile, dal momento che a quattro anni di distanza la memoria di Riccardo era ancora viva.
Dopo aver raccolto uomini nel Cheshire, l’esercito ribelle marciò verso Shrewsbury, dove si sarebbe dovuto riunire con i ribelli gallesi e con i rinforzi in arrivo dal Northumberland, guidati dal padre di Hotspur. Entrambi gli appuntamenti fallirono e l’assenza di quei rinforzi segnò pesantemente il destino della rivolta.
Enrico IV, nel frattempo, apprese della ribellione e reagì con estrema rapidità. Venuto a conoscenza di movimenti dei suoi avversari, scelse di avanzare verso Shrewsbury senza attendere tutte le truppe convocate nel regno, con l’obiettivo di combattere prima che la coalizione potesse completare a sua volta il proprio concentramento. Con questa rapida azione, il re isolò il nucleo ribelle dagli uomini di Northumberland e dai gallesi di Glyndwr. Quando i ribelli raggiunsero Shrewsbury, trovarono le porte chiuse e truppe regie già presenti all’interno. Percy ripiegò verso settentrione, in direzione di Berwick ma Enrico IV lo inseguì e la battaglia divenne inevitabile. Il campo in cui si svolse è ancora oggi oggetto di dibattito, con tutta probabilità si combatté nell'area oggi nota come Battlefield Church.
La consistenza delle forze rimane incerta. Le cronache offrono numeri enormi e contraddittori, arrivando ad attribuire ottantamila uomini ai ribelli o sessantamila all’esercito regio, cifre incompatibili con le capacità di reclutamento e di sostentamento dell'epoca. Una fonte più vicina agli eventi parla di circa quattordicimila uomini per il re, mentre un’altra assegna lo stesso numero a Hotspur; le stime moderne scendono spesso verso i diecimila combattenti per parte.
Un lieve crinale e un campo di piselli
La Battlefield Church fu costruita pochi anni dopo per accogliere le messe in suffragio dei caduti, e sotto l’edificio venne rinvenuta una grande sepoltura comune. Il ritrovamento colloca almeno una parte dei combattimenti più intensi nelle immediate vicinanze della chiesa attuale, a ovest della quale si estende un rialzo poco pronunciato. Secondo le cronache, fu lì che Hotspur dispose i suoi.
Davanti allo schieramento ribelle si stendeva un ampio campo seminato a piselli. Gli Annales Henrici Quarti raccontano che gli uomini di Percy intrecciarono e annodarono le piante allo scopo di ostacolare l’attacco. Il dettaglio colpisce per la semplicità con cui un elemento agricolo poteva essere trasformato in un impedimento tattico: la vegetazione piegata e legata intralciava i piedi, rallentava l’avanzata e favoriva la perdita dell’allineamento proprio mentre gli uomini attraversavano una zona battuta dalle frecce.
Questo episodio ha influenzato una delle battaglia di Guibert, nel ciclo di romanzi a lui dedicato. In quell'occasione il Grifone utilizzò gli alberi di ulivo che trovò sulla collina presso la quale aveva fatto attestare i suoi uomini. Lo racconto ne "La guerra di Guibert", trovi i romanzi al link qui sotto.
Battaglia al tramonto
Per gran parte della giornata gli eserciti rimasero schierati uno di fronte all’altro, trattenuti da esigenze opposte. Hotspur sperava nell’arrivo di rinforzi capaci di modificare il rapporto di forze, mentre Enrico, che sapeva che ogni ora trascorsa sul campo accresceva il rischio di vedere comparire Northumberland o gli uomini di Glyndwr, esitava perché non aveva il vantaggio del numero, necessario per chiunque volesse tentare manovre offensive quando il nemico è schierato e in attesa.
L’abate di Shrewsbury e un funzionario regio portarono a Percy un’offerta di pace e di perdono, mentre Hotspur inviò lo zio Worcester a esporre le ragioni della rivolta. Una tradizione cronachistica racconta che Enrico concesse condizioni generose e che Worcester, tornato dal nipote, riferì risposte assai più dure per spingerlo alla battaglia. La vicenda offriva ai vincitori una spiegazione morale semplice, perché trasformava Worcester nel consigliere malvagio responsabile della rovina di un giovane valoroso. Le fonti attestano l’esistenza della trattativa e il suo fallimento, tutto il resto è leggenda o quasi e posso solo riportare ciò che ho letto.
Fu l'avanguardia composta da arcieri di Enrico IV a muoversi per prima, perché la notte avrebbe rovinato ogni progresso fin lì ottenuto. Gli arcieri di Hotspur non avevano atteso altro e iniziarono a tirare per primi. Avvantaggiati dal terreno causarono gravissime perdite alle unità in avanzamento. Una cronaca descrisse gli uomini di Enrico IV mentre cadevano con la rapidità delle foglie dopo la brina. L’avanguardia regia sembra avere sopportato la pressione maggiore: una parte degli uomini cedette e fuggì, obbligando Enrico a portare avanti il corpo principale per impedirne il collasso. Quando le frecce cominciarono a scarseggiare e la distanza rese l’arco meno utile, gli arcieri passarono alle spade, alle accette, ai mazzuoli e ai pugnali. A Shrewsbury affrontarono uomini simili a loro, legati alle stesse consuetudini e privi del valore economico che un prigioniero aristocratico avrebbe rappresentato. La lotta perse rapidamente compattezza e si diffuse nello spazio circostante; le fonti parlano di combattimenti estesi fino a tre miglia, includendo con ogni probabilità l’inseguimento, mentre il nucleo più duro rimase concentrato vicino all’attuale chiesa, là dove la sepoltura comune conserva la traccia materiale dell’addensarsi dei caduti.

L’assalto di Hotspur
Nel momento in cui la pressione sul fronte aumentava, Hotspur tentò di raggiungere il re. Una cronaca gli attribuisce appena trenta uomini, cifra forse modellata per sottolineare il coraggio disperato dell’impresa; al di là dei veri numeri, l’azione avvenne e era diretta contro il centro dello schieramento regio. Percy e il suo seguito penetrarono fra gli uomini di Enrico puntando verso lo stendardo reale. Nel combattimento morirono il conte di Stafford e sir Walter Blount, portainsegna del sovrano. I nemici giunsero tanto vicini al cuore dell’esercito da rendere credibile, almeno per alcuni istanti, un esito favorevole alla ribellione. Nella confusione della battaglia, che doveva essere stata furibonda, Enrico IV si salvò da quell'attacco a lui diretto per un soffio. Percy cadde durante quella penetrazione. Secondo la tradizione più nota, una freccia lo colpì al volto mentre teneva sollevata la visiera alla ricerca del re nella mischia; altre testimonianze lo descrivono circondato e ucciso da più avversari, e una cronaca riconosce apertamente che l’identità del suo uccisore era ignota. La ferita al volto costituisce dunque una possibilità tramandata dalle fonti, mentre la certezza riguarda la sua morte nel cuore dello schieramento avversario e il peso immediato che essa esercitò sull’esito della battaglia.

La morte di Henry Percy e il crollo della ribellione
Proprio per via della confusione degli scontri, per qualche tempo gli uomini di Hotspur ignorarono la sorte del comandante, e alcuni addirittura iniziarono a gridare «Henry Percy è re», forse nella convinzione che avesse abbattuto Enrico. Il sovrano comprese la forza di quelle parole e fece diffondere la notizia che Hotspur era stato ucciso.
In questa fase sembra essersi distinto il principe di Galles, il futuro Enrico V. Colpito al volto da una freccia, il sedicenne Enrico rimase sul campo nonostante la punta fosse penetrata profondamente nella guancia, vicino al naso. Il chirurgo John Bradmore la estrasse in seguito servendosi di uno strumento costruito appositamente, secondo un procedimento documentato con precisione eccezionale che testimonia il livello raggiunto dalla chirurgia medievale nella cura delle ferite di guerra.
Il comportamento del principe contribuì fin da subito alla costruzione della sua reputazione militare. Una fonte gli attribuisce un’avanzata capace di attraversare il fronte ribelle, seguita da una conversione che avrebbe chiuso il nemico fra il suo reparto e quello del re. La valle poco profonda a sud-ovest offre una cornice topografica compatibile con un movimento parzialmente coperto, ma le testimonianze consentono soprattutto di riconoscere l’importanza del reparto del principe nel rovesciamento della situazione. La direzione esatta e le singole fasi della manovra rimangono più sfumate.
Dopo la morte di Hotspur, la disgregazione attraversò progressivamente l’esercito ribelle. Alcuni gruppi cedettero per primi, la ritirata si trasformò in fuga e il combattimento proseguì lungo le direttrici che conducevano verso nord e nord-ovest, spargendo uomini e cadaveri su un’area assai più vasta rispetto al nucleo originario dello scontro.
Al pari delle forze in campo, anche le cifre delle perdite presentano forti divergenze. Una tradizione parla di 1.847 corpi contati sul campo e di altri tremila lungo la via della fuga; un’altra registra dieci cavalieri e numerosi uomini di rango caduti dalla parte del re, insieme a tremila feriti gravi, mentre fra i ribelli sarebbero morti duecento cavalieri e scudieri oltre a un numero imprecisato di uomini comuni. La difficoltà di conciliare questi dati e la probabile presenza di amplificazioni impediscono un calcolo affidabile, ma la concordanza delle testimonianze sul carattere sanguinoso dello scontro rimane significativa.
La ferocia derivò anche dalla natura della contesa. Gli uomini combattevano contro avversari provenienti dallo stesso regno, all’interno di un conflitto politico che offriva meno spazio alla cattura, al riscatto e alla clemenza riservata ai nemici di rango. Le cronache insistono sull’ostinazione delle due parti e sulla scarsità di misericordia, descrivendo combattenti che continuarono fino al buio e che, esausti, feriti e coperti di sangue, finirono per lasciarsi cadere senza sapere quale schieramento controllasse ormai il campo.
Dopo la battaglia
La morte di Hotspur spezzò la ribellione e garantì a Enrico IV la sopravvivenza politica, pur lasciando irrisolte molte delle tensioni che avevano condotto allo scontro. Thomas Percy, conte di Worcester, venne catturato e giustiziato; Archibald Douglas, ferito, tornò prigioniero degli inglesi a meno di un anno dalla cattura di Homildon Hill. Il conte di Northumberland, rimasto lontano dal campo, si sottomise al sovrano e ricevette un fragile perdono. La scelta mostra quanto gli equilibri regionali continuassero a limitare la vendetta regia: anche dopo una rivolta, Enrico aveva bisogno di interlocutori capaci di governare e difendere il nord.
Il corpo di Hotspur fu dapprima sepolto, quindi riesumato ed esposto, mentre la testa venne inviata a York. L’esibizione pubblica svolgeva una funzione politica precisa, perché doveva rendere visibile la sua morte e soffocare sul nascere le voci di una possibile sopravvivenza. Percy aveva reclutato uomini evocando Riccardo II ancora vivo; la Corona rispose usando il suo cadavere per impedire che la medesima finzione alimentasse una nuova ribellione.
Sul luogo dello scontro sorse inoltre un’istituzione religiosa destinata a custodire la memoria dei morti. Nel 1406 Roger Ive ottenne il permesso di acquisire il terreno sul quale costruire una cappella e, pochi anni più tardi, il complesso divenne il Collegio di Santa Maria Maddalena. La chiesa edificata sopra una grande fossa comune continua a legare il ricordo della battaglia a un punto preciso del paesaggio, trasformando il terreno della strage in uno spazio di preghiera e commemorazione.
La memoria di Shrewsbury si è concentrata soprattutto sulla morte di Hotspur e sulla ferita che segnò per sempre il volto del futuro Enrico V. Sono episodi potenti, ma acquistano il loro pieno significato soltanto quando vengono ricollocati entro la crisi politica, militare e sociale che portò due eserciti inglesi a distruggersi nello spazio di un pomeriggio. A quattro anni dall’ascesa al trono, il re dovette affrontare proprio la famiglia che aveva reso possibile la deposizione di Riccardo II. La fedeltà aristocratica dipendeva dalla capacità della Corona di pagare il servizio militare, mantenere gli impegni assunti, distribuire incarichi e conservare gli equilibri regionali. Quando questo sistema di compensazioni e riconoscimenti si incrinava, le reti che avevano sostenuto il sovrano potevano essere rivolte contro di lui con la stessa rapidità. Una lezione che il giovane Enrico V sembra abbia imparato bene...
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Fonti
English Heritage, Battlefield Report Shrewsbury 1403, 1995.
Annales Henrici Quarti, nella traduzione pubblicata in Transactions of the Shropshire Archaeological and Natural History Society, seconda serie, volume 10, 1898.
Adam of Usk, Chronicle, edizione di E. Maunde Thompson, 1904.
John Waurin, A Collection of the Chronicles and Ancient Histories of Great Britain, edizione di William Hardy, 1887.
British Battles, Battle of Shrewsbury, testo fornito per la preparazione dell’articolo.







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