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Il Cavaliere Errante - Il recap dei primi tre libri

ATTENZIONE, IL CONTENUTO DI QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER RIGUARDANTI LA SAGA DI GUIBERT




SE NON L'HAI ANCORA LETTA E HAI INTENZIONE DI FARLO, NON PROSEGUIRE OLTRE QUESTO PUNTO ANZI, VISITA SUBITO LA PAGINA DEI ROMANZI E INIZIA L'AVVENTURA!



E ORA ECCO IL RIASSUNTONE DI TERRA STRANIERA, LA GUERRA DI GUIBERT E LA FURIA DEL GRIFONE


Ho cominciato a scrivere di Guibert come si comincia a camminare in una direzione senza sapere ancora dove si andrà a finire. Molte delle scene descritte derivano dalle scelte che ho fatto compiere al mio cavaliere errante senza alcuna preparazione. Se in un dato bivio, o in una scena, una sua scelta poteva condurre a diversi scenari, quasi mai li avevo preparati in anticipo, riservandomi il piacere di scoprire fin dove potevano condurre la vicenda le decisioni di Guibert. Guibert. Figlio illegittimo di un barone franco del Maine, cacciato di casa dal fratellastro nel momento in cui, assassinato il padre, proprio Guibert era riuscito a riportare la pace e la giustizia. È maggio del 1109 quando Guibert sbarca a Civitas Nova dalla nave del normanno Reinar, e il porto è già in fiamme. Il Console Rimondino di Torliano viene ucciso nel caos. E Guibert — che non conosce nessuno, che non deve nulla a nessuno in quella terra — salva Duccio, il fratello minore. Non lo fa per eroismo calcolato. Lo fa perché è fatto così, e questo è il primo e forse il più importante fatto che dovete sapere su di lui: Guibert agisce prima di pensare, e quasi sempre cercando di compiere la cosa giusta. Guibert è una rarità ma, d’altra parte, non si sarebbe meritato una quadrilogia se non fosse stato così.


Civitas Nova è una città che ha osato sbarazzarsi del suo Vicario — un rappresentante del potere imperiale corrotto e prepotente: Aldone degli Aldonensi — e si governa attraverso un Consiglio che elegge dei rappresentanti, i Consoli. Gli Aldonensi vogliono riprendere il controllo. La Vicaria di Sancto Elpidio, Zabulina — che tutti chiamano "la Terribile" e non a torto — è alleata con loro. Il quadro è quello di una guerra che sembrava quasi vinta e invece non è cominciata davvero.


Guibert, in queste prime settimane, impara chi sono le persone attorno a lui. Ci sono i Consoli: Bulgaro del Girone, il Primo Console anziano e malato ma lucidissimo; Bonamico Leva, generoso e gioviale; Mainardo Del Nibbio, calcolatore e aristocratico. E poi Folco, il nipote di Mainardo — superbo, rancoroso, convinto di valere più di quanto dimostri, e pericoloso proprio per questo. Ci sono Elvia di Torliano, madre di Duccio e del Console ucciso Rimondino, una donna di ferro che porta il lutto senza mai cedere. C'è Uberto, il siniscalco anziano di casa Torliano, leale fino all'ultimo respiro. C'è padre Egidio, il prete eccentrico e saggio del porto, che diventa per Guibert qualcosa di simile a un padre spirituale — uno di quei personaggi che non fanno grandi gesta ma tengono in piedi tutto.

E c'è Bianca, la figlia di Uberto. Ha la mano destra malformata per una nascita difficile, è intelligente, concreta, innamorata di Guibert con un amore silenzioso e dignitoso. Guibert le vuole bene — è impossibile non volerle bene — ma il suo cuore non è lì. Il suo cuore è ancora in lutto per Aalis, la giovane da lui inseguita nella precedente trilogia “Il Giglio e il Grifone”.


Sto dimenticando qualcuno. Il boia Ermanno! Lasciatemelo presentare come si deve, perché è uno dei personaggi ai quali sono più affezionato in assoluto: è il boia di Civitas Nova. Sopra le righe, irriverente, con un'ombra sempre addosso che tarda a spiegarsi ma che si percepisce fin dall'inizio. È il tipo di persona che non si porta in salotto ma al quale affidereste la vita senza esitare. Guibert lo capisce quasi subito.

Civitas Nova fa l'unica cosa sensata: elegge Guibert Capitano del Popolo, comandante della milizia. Lui accetta non per ambizione ma perché non ha altro dove andare. È sempre così con lui: si lega ai luoghi e alle persone non perché lo cerchi, ma perché succede.


La storia d'amore al cuore di tutta la saga comincia con una mano che emerge dalle macerie.


Durante un assalto a una torre nemica, Turno della Piana — il mastro di spada che fino a quel momento aveva combattuto per il Comune — lascia Guibert sepolto sotto i detriti. Non è un incidente: è un tentativo di omicidio vestito da fatalità di guerra. Turno è questo: intelligente, formidabile, capace di qualsiasi cosa senza che nulla di tutto questo lo turbi. È il mio antagonista preferito proprio perché non è malvagio nel senso banale del termine. È freddo. E il freddo è molto più pericoloso del calore dell'odio.

Guibert viene tirato fuori dalle macerie da una mano femminile. Appartiene a Rubina, figlia di Cino Tenaldi, nobile di Mons Causario. Da quel gesto in poi, tutto cambia.



Il secondo libro — La guerra di Guibert — è costruito attorno a due poli opposti: la guerra fuori, che si fa sempre più complicata e sanguinosa, e la guerra dentro, che è quella tra Guibert e il proprio cuore.


Sul campo militare, il successo più grande è la caduta di Mons Causario e Mons Luponis, i baluardi del vicario Attone e pilastro settentrionale della congiura contro la Marca. Il Vicario Attone muore colpito da un dardo di balestra sparato da Morico. Giovanissimo balestriere prodigio, nipote del veterano Anselmo. Li avevamo incontrati tra i mercenari del Vicario Attone e sapevo subito che non potevo lasciarlo lì. È il tipo di ragazzo che fa cose impossibili con un'aria da chi sta solo facendo il suo lavoro. A duecentocinquanta metri di distanza, con un tiro che sfida ogni probabilità, decide la battaglia. Da quel momento diventa parte della storia, e alla lunga parte della famiglia di Guibert — nel senso autentico del termine.Inoltre, grazie a una rocambolesca infiltrazione in territorio nemico, Guibert scopre che il complotto dei Vicari nasconde qualcosa di più grande e mira a ben più grande risultato del ripristino dello status quo.


Ma il secondo libro non è solo vittorie militari. È soprattutto il libro di Bianca e Uberto, e non riesco a scrivere queste righe senza sentire ancora il peso di quelle pagine.

Guibert sa di non amare Bianca nel modo in cui lei meriterebbe. Lo dice a padre Egidio in una confessione di rara sincerità, con il peso di chi non vuole fare del male ma non riesce a fingere. Non fa in tempo a trovare un modo dignitoso di gestire la situazione, perché Turno, ordendo un nuovo tradimento, uccide Bianca per provocare Uberto, che Guibert aveva nominato comandante della guarnigione di Civitas Nova.


Uberto sfida Turno a duello giudiziario. È una sfida suicida, ma un uomo d'onore non ha altra scelta quando gli viene svelato un crimine davanti alla tomba di sua figlia. Turno, come previsto, lo uccide.


Nel mentre, Guibert e Rubina scoprono di essere innamorati l’uno dell’altra. Ho scritto la tensione tra Guibert e Rubina cercando di non cedere mai alla tentazione del romanticismo facile. Questi sono due esseri umani intelligenti, consapevoli di ciò che sentono e altrettanto consapevoli di tutto ciò che li separa: lei è promessa a Duccio Torliano, e quel patto tra famiglie non è un capriccio. È una necessità, ed entrambi la capiscono.

Si cercano, si sfiorano, si trattengono. La scena più bella del secondo libro è al porto: Rubina raggiunge Guibert che sta per partire verso destinazione incerta, e lo convince a restare con un discorso che non è una dichiarazione d'amore nel senso tradizionale — è qualcosa di più adulto, più pesante e vero. Guibert resta. Si sfiorano senza baciarsi. Ma qualcosa è stato promesso, anche senza parole.

Il finale del secondo libro è la sconfitta più completa. Turno e Folco Del Nibbio si alleano con Aldone in una trappola perfetta: attacco notturno all'accampamento di Guibert e massacro della guarnigione di Civitas Nova, privata della sapiente guida di Uberto. L'esercito di Guibert viene quasi annientato. Rubina, Cino e Duccio trovano scampo a Mons Luponis. Guibert verso Civitas Nova, alla ricerca di Ermanno e della verità.



All’inizio del terzo libro, La furia del Grifone, Guibert è solo nella notte. Civitas Nova è caduta. L’Unione è stata distrutta e metà dei Consoli ha perso al vita. Tutto quello per cui ha combattuto sembra polverizzato.


Attraverso padre Egidio — che ricuce letteralmente le ferite di Guibert con ago e filo in una scena di dolore quasi insostenibile — arriva a padre Georg di Füssen, canonico tutore di Federico di Guarnieri, figlio del Rettore della Marca. Georg conduce Guibert a Mons Sancto dove incontra Federico. È un giovane nobile pingue e quasi comico nell'aspetto, ma con una mente implacabile. Crudele e razionale, Federico utilizza Guibert per salvarsi. Le loro strade si dividono per qualche tempo, dopo la fuga dal borgo ribelle. Guibert guadagna infine la sicurezza di Mons Luponis dove ritrova Ermanno, Duccio, Rubina ciò che resta dell’Unione.

Dopo aver salvato la vita di Morico e di parte dei suoi uomini sopravvissuti all’attacco all’accampamento che aveva chiuso il libro precedente, Guibert riceve un ordine terribile da Federico: dare alle fiamme Mons Luponis e condurre ogni uomo abile verso i monti dove è bloccato, con l’esercito appena arruolato, dal tradimento del borgo di confine di Serra Vallis. Guibert decide di fare a modo suo e accetta un’offerta, dapprima rifiutata, di collaborazione dai Codagrigia, i signori di Rovegliano che tutti indicano come briganti. Spera, così, di ottenere dei rinforzi senza dover distruggere Mons Luponis.


La baronia dei Rovegliano è uno di quei “regni dell'ambiguità” che amo costruire. Raimondo è la mente, simpatico e capace di usarti fino in fondo. Stefano, il primogenito, è instabile e violento. La missione per cui avevano chiesto l’aiuto di Guibert è salvare Isabella dei Fiorini, promessa sposa di Stefano rapita dal suo amante. Questa è la parte più moralmente scomoda del romanzo. Guibert scopre che il suo rapitore, Adamante, non l'aveva rapita: la proteggeva, perché lei anni prima aveva custodito il segreto del suo amore per il giovane Aurelio. Si amavano davvero, Adamante e Aurelio. Muoiono insieme nel castello preso dal lago assaltato da Guibert, ignaro della verità. Quando Stefano violenta Isabella per costringerla a un matrimonio forzato e riparatore, Guibert è nella stanza accanto, minacciato. Non può intervenire. Il vescovo corrotto celebra le nozze sul fatto compiuto. Guibert se ne va con duecento monete d'argento negoziate da Raimondo e tutti gli uomini che riesce a racimolare, ma il rapporto con i Codagrigia è perduto per sempre.


Sulle montagne verso Serra Vallis Guibert trova Turno, che ha condotto un piccolo esercito composto anche di arcieri a cavallo dell’Asia Minore. Sconfitto in una prima battaglia, Guibert prende la via dei monti per trarre in salvo il suo esercito. Lassù, incontra Velia, guida dei pastori, che la sua gente chiama Madre, una sacerdotessa devota al culto montano della Sibilla.


Guibert aiuta Velia e i suoi seguaci contro la baronia di Dignano, e poi essi danno manforte a Guibert nella seconda battaglia di Serra Vallis, che questa volta vince. Turno, sconfitto, fugge e la città cade.


Successivamente, Ermanno racconta a Guibert come è diventato boia. E subito dopo, arriva la parte più dolorosa di tutte. Federico ha ordinato di allontanare Ermanno. Una figura ambigua e disdicevole per via del suo mestiere di boia. Guibert deve comunicarglielo quella stessa notte. Il boia ascolta, annuisce, va a dormire.


La mattina seguente, alla cerimonia di resa di Serra Vallis, Ermanno irrompe a cavallo davanti a tutti e rinnega pubblicamente l'amicizia di Guibert. Usa le parole di un uomo ferito, non di un nemico. E sparisce. Guibert non lo insegue.


Federico, soddisfatto dell’ubbidienza di Guibert, entra nella Marca per riconquistarla. Guibert non può far altro che continuare la danza nella quale è stato coinvolto.


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