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Agli albori dell'Età Comunale

Quando parlo dei miei romanzi ambientati agli inizi del XII secolo, una delle domande che mi viene fatta più spesso riguarda la ricostruzione dei Comuni italiani nell'anno 1109. Un lavoro che mi ha obbligato a un pari sforzo tra ricerca e immaginazione perché non esisteva ancora il Comune come lo intendiamo noi oggi. Quello che avremmo visto era qualcosa di molto più caotico, umano e imprevedibile.


città medievale con scorcio della piazza e delle attività

Nel 1109, in una città come Civitas Nova, chi comandava davvero?

Agli albori dell'età comunale, gli attori in campo erano tanti, ma nessuno prevaleva davvero in maniera decisiva. Abbiamo infatti il vescovo di Fermo, che era la figura di maggiore dignità più prossima, fisicamente, alla città. Spesso veniva chiamato a fare da mediatore, ma non aveva la forza materiale per imporre un controllo completo e continuativo. Dipendenti da lui, ma con ampio margine di manovra, c'erano le famiglie aristocratiche locali, che conoscevano il territorio e avevano un potere diretto sugli abitanti, perché vivevano a stretto contatto (e qui le masnade guerriere facevano la differenza). C’era poi l'imperatore, formalmente re d’Italia — ma era lontano e aveva i suoi problemi. Infine, i cives, che avevano ampi diritti in quanto uomini liberi e soffrivano perché per farli valere dovevano rimettersi a signori lontani e distratti, o a sistemi farraginosi o corrotti. Dovettero organizzarsi da soli e avevano delle buone idee su come farlo.


Nessuno aveva il controllo completo ed è esattamente in questo vuoto — questo spazio senza regole scritte — che avviene la grande rivoluzione politica che sintetizziamo nel “comune”, che in quegli anni non era ancora un'istituzione. Era un aggettivo. Si parlava di bene comune, consenso comune, utilità comune. Qualcosa che appartiene a tutti. Solo lentamente, nel corso dei decenni successivi, quella parola avrebbe smesso di descrivere una qualità per diventare un soggetto politico. Un ente. Una struttura.


Nel 1109 siamo nel momento in cui tutto è ancora aperto. I Consoli esistono in alcune città — ma compaiono e spariscono, non sono ancora l’organo codificato di governo. Le assemblee dei cittadini deliberano senza un regolamento scritto. Il vescovo, quando scende a patti, siede accanto ai mercanti, agli artigiani, ai valvassori urbani. L'aristocrazia locale media tra la comunità e i poteri che vengono dall'alto.

 

Questo è il mondo in cui si muove Guibert, il protagonista de Il Cavaliere Errante.

 

Un mondo vivo, contraddittorio, dove le regole si stanno ancora scrivendo e ogni scelta pesa il doppio proprio perché non c'è ancora niente che ti dica cosa è giusto fare. Ho costruito un approfondimento completo su tutto questo, una pagina interattiva che ti condurrà nella storia dei Primi Comuni…

 


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