• Giovanni Melappioni

Paracadutisti americani della seconda guerra mondiale



L’idea di poter trasportare via aerea dei soldati oltre le linee nemiche, secondo una dubbia documentazione cartacea, va attribuita allo stesso Benjamin Franklin che propose l’utilizzo di numerose mongolfiere per l’invio di una discreta forza a gettare scompiglio oltre il grosso degli eserciti impegnati nello scontro a terra.

Leggende a parte, nell’ottobre del 1918 il colonnello Billy Mitchell, comandante delle forze aeree statunitensi impegnate sul fronte occidentale, in territorio francese, propose un piano dettagliato circa l’utilizzo dell’intera forza combattente della 1° divisione fanteria in preparazione dell’offensiva dell’anno successivo (che non venne mai effettuata dato che la Germania si arrese nel 1918). L’idea, rivoluzionaria, era di addestrare quegli uomini a lanciarsi con il ritrovato di sicurezza che proprio in quell’anno era stato reso disponibile per gli aviatori: il paracadute. Per mezzo di bombardieri pesanti i fanti sarebbero stati lanciati oltre le linee tedesche, dove avrebbero attaccato punti nevralgici delle retrovie nemiche e conquistato città chiave, quale Metz, in attesa dell’arrivo delle divisioni di terra.


Billy Mitchell, il padre dell'aeronautica U.S.A.

La fine della guerra arrivò prima che la fase di addestramento dei soldati scelti potesse avere avvio e il folle piano di Mitchell venne momentaneamente accantonato.

Fu solo nell’aprile del 1928, a Kelly Field in Texas, che Mitchell, promosso generale di brigata, riuscì a organizzare una dimostrazione. Tre volontari e una mitragliatrice pesante furono lanciati da un aereo con il paracadute e, una volta a terra, l’arma venne messa in assetto, sparando alcune raffiche a concludere l’esercitazione.

Gli esperimenti si ripeterono ma senza eccessiva convinzione tant’è che gli Stati Uniti furono l’ultima delle grandi potenze mondiali per investimenti nell’arma aviotrasportata. Ciò nonostante per l’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale l’8 dicembre del 1941, gli esempi pratici forniti dai “diavoli verdi”, i paracadutisti tedeschi che furono decisivi nella formidabile avanzata attraverso i Paesi Bassi alla volta della Francia (1940) e la conquista dell’isola di Creta (1941), diedero il giusto impulso per la creazione dei PIB (Parachute Infantry Battalion) antesignani dei successivi PIR (Parachute Infantry Regiment) massicciamente impiegati nel corso del conflitto.

Prima di addentrarci nelle specifiche dei reggimenti paracadutisti statunitensi credo sia bene capire esattamente cosa sia un soldato paracadutista in generale, il suo impiego specifico e il valore stesso che esso incarna.



La seconda guerra mondiale ci ha dimostrato la volontà, in tutte le nazioni coinvolte, di dotarsi di una forza militare capace di piombare virtualmente in qualsiasi punto del campo di battaglia, di giorno come di notte, ma ha anche svelato i lati oscuri e le problematiche di un simile impiego. Il momento stesso del lancio era di per sé una fase pericolosamente drammatica: gli aerei, così come gli uomini plananti appesi ai lembi di seta del paracadute, erano soggetti al tiro della contraerea nemica, che, per evitare di perdere l’effetto sorpresa, quasi mai veniva sufficientemente colpita con bombardamenti precisi. In secondo luogo la dispersione, a causa dei venti e delle problematiche di volo inerenti la localizzazione precisa delle zone di lancio, della forza combattente metteva a dura prova la possibilità del conseguimento degli obiettivi prefissati una volta a terra.

Anche se questi problemi iniziali avevano una qualche possibilità di essere in qualche modo ovviati con un’attenta pianificazione o grazie alla dea fortuna restava comunque aperta la questione dei rifornimenti. Lanciarsi con il pieno equipaggiamento era difficoltoso e, nonostante lo studio della distribuzione dei pesi e l’utilizzo di gusci metallici per il materiale più ingombrante come esplosivi e mitragliatrici di grosso calibro, le scorte disponibili divenivano scarse già alla fine del primo giorno di operazioni e l’invio di rifornimenti per via aerea non era mai soddisfacente le reali necessità, anche per la frammentazione delle unità per i motivi di cui sopra.

Nel 1941 il generale tedesco Student, responsabile delle formazioni aviotrasportate, pianificò e attuò l’occupazione dell’isola di Creta, caposaldo inglese nel Mar Egeo, per mezzo esclusivo di forze trasportate a bordo di aeroplani, lanciate o fatte planare al suolo per mezzo di alianti trainati in volo da velivolo a motore. L’operazione fu coronata da successo ma le perdite si dimostrarono così elevate che Hitler stesso, inorridito, proibì categoricamente il replicarsi lungo gli altri fronti di guerra di simili operazioni, relegando, eccezion fatta per le operazioni cosiddette speciali, le divisioni aerotrasportate al ruolo convenzionale di fanteria. Eppure la Germania continuò a addestrare paracadutisti in grande numero per tutta la durata della guerra.



Le forze alleate furono restie, avendo appreso la stessa lezione dei loro nemici dall’esperienza di Creta, all’utilizzo dei paracadutisti per obiettivi strategici così ambiziosi, almeno fino alla notte del 5 Giugno 1944, in preparazione degli sbarchi lungo le coste della Normandia e per l’operazione volta alla cattura dei ponti strategici olandesi, del settembre dello stesso anno.

I lanci precedenti l’invasione del suolo francese furono definiti un successo ma in realtà la dispersione delle forze, gli atterraggi in località distanti dagli obiettivi e le perdite rilevanti rendono difficile definire vittoriosa l’operazione pur condotta a livelli quasi eroici dai soldati sul campo, se non in un quadro più ampio relativo a tutta Overlord (l’apertura del fronte di guerra sul suolo francese), risultato degli sbarchi anfibi compresi. Il piano di Montgomery, Market Garden settembre ‘44, invece fu un fiasco assoluto, con perdite disastrose per gli Alleati che erano entrati nella fase decisiva della guerra, tanto che la successiva Battaglia delle Ardenne, a dicembre, fu anche una risposta controffensiva al fallimento Alleato.

Eppure, nonostante in sostanza a livello strategico l’utilizzo dei paracadutisti nella loro naturale configurazione non abbia mai garantito i successi sperati se non a costo di un numero intollerabile di perdite, tutte le nazioni coinvolte nell’ultima guerra annoverarono nei loro ordini di battaglia divisioni complete di fanti dell’aria. Viene spontaneo chiedersi il perché. La risposta è nella peculiarità stessa del soldato paracadutista: la capacità di adattarsi, la sua flessibilità e l’ottimo quanto massacrante addestramento. Ovunque sia chiamato a combattere, dietro le linee nemiche o al fronte, in ruoli della fanteria convenzionale, costretto dalle necessità contingenti della guerra a adattarsi a concetti tattici nuovi, il parà, di qualunque nazione, si adatterà. Sarà sempre in grado di fare qualcosa. E’ la sua stessa natura, maturata dal durissimo addestramento a seguito di una selezione estremamente severa, che lo porterà, istintivamente a farlo. La principale differenza sta nell’impegno necessario a ottenere la qualifica, lo spirito di corpo affinità dalla consapevolezza di appartenere ad un’elite di volontari, perché di propria spontanea volontà chiedevano di accedere nelle forze aerotrasportate. La semplice consapevolezza di avere a disposizione uomini pronti a lanciarsi dal portello di un aeroplano, di notte, sotto il fuoco nemico fu più che sufficiente per tutte le nazioni belligeranti per mantenere un numero di divisioni specializzate in tale ruolo, indipendentemente dall’utilizzo che poi ne fu fatto.



L’atto di saltare nel vuoto appeso a un ombrello di seta è compiuto da uomini consapevoli, preparati per controllare la paura naturale di quel gesto e, di conseguenza, in qualche modo già pronti per affrontare l’enorme stress del combattimento, con la volontà di riuscire nella missione e di non deludere il prestigio di per sé acquisito superando la preparazione, più di quanto lo possano essere i soldati delle normali divisioni di.

Volontà del singolo e addestramento formidabile, questo fu, e continua tuttora a essere nelle forze armate di tutto il mondo, il motivo per cui i paracadutisti sono divenuti parte integrante dell’ossatura degli eserciti mondiali.

Tornando ai parà statunitensi, nel gennaio 1940 il Dipartimento di Guerra fece redigere un rapporto di fattibilità per la costituzione di intere unità sperimentale di paracadutisti e già nell’aprile dello stesso anno iniziò il programma Airborne Effort. A settembre, il 16 per la precisione, il venne costituito come banco di prova il 501° PB (Parachute Battalion privo della designazione Infantry in attesa dei risultati del programma). La carenza di paracaduti, l’eccessiva richiesta di continue dimostrazioni pratiche a scapito dell’addestramento rischiarono, inizialmente, di far naufragare il progetto. A questi problemi si aggiunsero le difficoltà di comprensione fra il Comando Fanteria e quello Aereo, sulle reali responsabilità della nuova arma, inestricabilmente ibrida. Nonostante le numerose difficoltà i risultati ottenuti, soprattutto con l’inserimento di volontari prese da divisioni di fanteria a sostituire le reclute civili (che venivano scartate già alla prima selezione con picchi fino al 65%) fecero crescere il numero dei battaglioni totali; nell’ottobre del 1941 ve n’erano quattro: 501°, 502°, 503° e il 504°, quest’ultimi due designati finalmente PIB, ai quali si aggiungeva il 550° AIB (Airborne Infantry Battalion), la prima unità statunitense preparata per il dispiegamento tramite alianti privi di motore, trainati in volo da aeroplani da trasporto e sganciati in prossimità delle zone d’atterraggio.



Lo studio della conquista di Creta da parte dei tedeschi (una vittoria di Pirro che atterrì Hitler per le perdite spaventose) sciolse gli ultimi nodi, legati alla strutturazione dei battaglioni. Venne deciso per la formazione a livello reggimentale, forma convenzionale utilizzata dall’Esercito, che prevedeva quindi la costituzione di intere divisioni aerotrasportate e la creazione di un Alto Comando dedicato, slegato dal diretto controllo dell’esercito e dell’aviazione: l’Airborne Command, formalmente istituito il 21 marzo del 1942.


Nel luglio del 1942 una divisione paracadutisti era così costituita.

La forza totale era di 8.400 uomini (poco più della metà di una divisione di fanteria normale) divisa in PIR ossia reggimenti di paracadutisti da 2.000 uomini e GIR i reggimenti da 1.600 soldati trasportati a bordo di alianti (Glider). Tutti i normali elementi di supporto e logistici erano previsti ma in numero minore e sempre comunque con equipaggiamenti e veicoli più leggeri rispetto alle divisioni tradizionali.

Il PIR era costituito da tre battaglioni, a loro volta suddivisi in tre compagnie di fucilieri e una di servizi. Ogni compagnia era composta da quattro plotoni (uno armi di supporto) di due squadre, successivamente aumentate a tre nel corso del conflitto.

In totale vi furono cinque divisioni aviotrasportate: 11˙, 13˙, 17˙, 82˙ , 101˙ alle quali si devono aggiungere unità preparate su carta ma mai rese operative come la 15˙ o la 1˙ Task Force.

Nel luglio del 1942 venne attivata un’unità speciale, denominata FSSF (First Special Service Force) composta da volontari statunitensi e canadesi inquadrati senza alcuna distinzione di nazionalità e preparata per azioni di sabotaggio, incursioni, guerra in montagna, operazioni anfibie che non adottò mai la designazione Airborne come le altre formazioni ma il cui addestramento prevedeva comunque i lanci con il paracadute. Costituita in una brigata di tre reggimenti operò in Nord Africa, Italia e Francia.


Una curiosità: le due divisioni di paracadutisti più famose, la 101˙ “The screaming eagles” e l’82˙ “All American” nacquero dalla divisione degli uomini dell’originaria 82˙ fanteria motorizzata nelle due unità di paracadutisti che poi passarono alla storia per le operazioni in Francia e nelle Ardenne. Tale divisione avvenne tramite il lancio di una monetina. Testa si finiva nell’101˙, croce nell’altra. Un veterano della “All American” disse, a fine guerra, che la fortuna volle che entrambe le divisioni ebbero la loro parte di gloria e di sventura in maniera paritaria, dato che molti di coloro che erano in quei ranghi il giorno della suddivisione si erano ripromessi di farla pagare all’ufficiale che effettuò i lanci, qual’ora la sorte fosse stata avversa.


Il romanzo di guerra che vi porterà nelle Ardenne del 1944!


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