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Boemondo di Taranto contro l’Impero Romano d’Oriente. La campagna del 1107–1108

Tra le figure più affascinanti e controverse del primo XII secolo, Boemondo di Taranto occupa un posto particolare. Principe normanno, protagonista della Prima Crociata e fondatore del principato di Antiochia, Boemondo incarna perfettamente quella zona grigia in cui fede, ambizione personale e politica si sovrappongono.

 

La sua campagna del 1107–1108 nei Balcani, contro l’Impero romano, rappresenta uno dei momenti più emblematici di questa ambiguità.

 

normanni contro bizantini

Dopo la sua esperienza in Oriente e la prigionia presso i Selgiuchidi, Boemondo rientra ad Antiochia trovando una situazione difficile. Il principato è sotto pressione, stretto tra forze musulmane e, soprattutto, dall’Impero bizantino guidato da Alessio I Comneno il quale aveva preteso sin dall’inizio la restituzione delle città conquistate dai Crociati ai musulmani. Messo alle strette, Boemondo compie una scelta significativa: invece di rafforzare direttamente le sue posizioni in Siria, decide di tornare in Occidente per reclutare un nuovo esercito e portare lo scontro su un territorio diverso. Non si tratta semplicemente di un’azione militare ma è proprio una più complessa operazione politica, ideologica e propagandistica.

 

Tra il 1105 e il 1106, Boemondo attraversa Italia e Francia, cercando alleanze e reclute. Ottiene il sostegno papale — probabilmente sotto forma del vessillo di San Pietro — e si presenta come promotore di una nuova spedizione. Il linguaggio utilizzato è quello tipico della crociata: pellegrinaggio verso Gerusalemme, liberazione dei luoghi santi, redenzione dei peccati. Il corollario che è già canone dieci anni dopo il primo grande movimento crociato c’è tutto. Tuttavia, l’obiettivo reale è diverso. Nel 1107 Boemondo attraversa l’Adriatico e assedia Durazzo (Dyrrachium), città strategica dell’Impero bizantino. Una città fatale, già mira delle ambizioni di suo padre Roberto, il celebre Guiscardo.

 

cavalieri normanni attacco

Le fonti suggeriscono che Boemondo abbia costruito attivamente una narrazione funzionale alla sua impresa. Durante il suo passaggio in Francia diffonde una forte propaganda anti-bizantina, accusa l’imperatore Alessio di aver tradito i crociati e presenta la spedizione che ha in mente come una continuazione legittima della crociata. In alcuni casi, utilizza persino reliquie e simboli religiosi per rafforzare il proprio messaggio.


Dietro il linguaggio religioso, le motivazioni appaiono chiaramente politiche. Boemondo si trova in una posizione fragile ad Antiochia. Affrontare direttamente l’Impero romano in Oriente sarebbe stato rischioso e poco efficace. Colpire invece il cuore del potere nemico nei Balcani rappresenta una scelta più ambiziosa ma più gestibile. Avrebbe sorpreso Alessio con una guerra alle porte di Costantinopoli, con solo un lembo di mare Adriatico a separare la sua forza di spedizione dalle più importanti basi logistiche nel meridione d’Italia, regno normanno. Il suo scopo è indebolire Alessio I e forzare un accordo favorevole che potesse garantirgli legittimità sul principato antiocheno.  In altre parole, si tratta di un tentativo di risolvere una crisi locale con una strategia su scala più ampia.


La campagna del 1107–1108 è spesso considerata un precedente significativo. In effetti, ci mostra come il concetto di crociata potesse essere reinterpretato e adattato per fini politici. Un secolo prima della Quarta Crociata (1204), Boemondo dimostra che il linguaggio della guerra santa può essere indirizzato anche contro altri cristiani. Questo non significa che la dimensione religiosa fosse assente. Piuttosto, evidenzia quanto fosse intrecciata con interessi materiali e strategie di potere.

cavalieri prima crociata

Nonostante le ambizioni iniziali, la spedizione non raggiunge i risultati sperati. L’assedio di Durazzo si prolunga senza esito decisivo, non ci sono battaglie campale nelle quali prevalere e una malattia devastante ammorba ben presto gli accampamenti normanni. Boemondo è costretto a negoziare con Alessio I. Il risultato è il trattato di Devol (1108), che sancisce una subordinazione formale del principato di Antiochia all’Impero bizantino. Un esito paradossale, se si considerano le premesse della campagna.


La spedizione di Boemondo nei Balcani non è facilmente classificabile. Secondo la mia opinione può essere interpretato, allo stesso tempo, come una crociata (per forma e linguaggio), una guerra politica (per obiettivi reali) e un’operazione propagandistica (per modalità di reclutamento). Proprio questa ambiguità a renderla così interessante. Più che una deviazione, rappresenta una fase precoce di trasformazione del concetto di crociata: da impresa religiosa a strumento flessibile nelle mani del potere.


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Fonti

Georgios Theotokis, Bohemond of Taranto’s 1107–8 campaign in Byzantine Illyria – Can it be viewed as a Crusade?

Orderic Vitalis, Historia Ecclesiastica

Anna Comnena, Alexiade

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