I miei consigli di lettura

Bernard Cornwell - La saga di Excalibur

Ho letto l'intero ciclo di Excalibur più volte, nel corso degli anni. Il fascino narrativo dell'opera non è mai venuto meno. I tanti, mai troppi, personaggi presentati da Cornwell sono in grado di suscitare tutte le emozioni possibili, dall'odio all'amore incondizionato. 

La trovata, in qualche modo geniale, di mediare l'intera vicenda con gli occhi di un personaggio che maturerà insieme alla storia crea un'assuefazione che raramente si riscontra in altri romanzi del genere. Impossibile staccarsi dalla lettura, se non a costo di grande sforzo. La maestria di Cornwell si esprime al massimo livello nel ciclo di Excalibur e per quanto siano di gran livello anche altri suoi lavori sono dell'opinione che abbia toccato l'apice proprio con questa storia. 

Il racconto si svolge nei turbolenti anni a seguito dell'abbandono delle isole britanniche da parte dei romani. Nel turbine caotico vecchi regni risorgono senza che l'isola trovi però l'unità perduta. Le migrazioni di popolazioni germani, sassoni e angli, hanno eroso una buona metà di ciò che oggi chiamiamo Inghilterra e solo la strenua difesa della Dumnonia impedisce il dilagare fino al mare di Severn, sul lato opposto, dei nuovi venuti. In questo contesto storicamente ineccepibile viene narrata l'epopea di Artù, con un'attenzione particolare alla plausibilità del personaggio. Il narratore è Derfel Cadarn, fedelissimo di Artù e protagonista assoluto del ciclo, capace di mettere in ombra il celeberrimo re (che in questi libri non sarà mai veramente tale) con la sua personalità "larger than life".

Gli innumerevoli escamotage per declinare le vicende arcinote dei vari cicli arturiani rendono un vero piacere leggere la vicenda aspettando ogni volta di scoprire come Cornwell vorrà mostrarci gli episodi imprescindibili. Il tradimento di Ginevra, Merlino e la sua caduta per mano dell'amante, Mordred il malvagio antagonista. Molto interessante la resa del personaggio di Morgana, una vera chicca secondo me. 

Storicamente vi sono delle forzature, inevitabili se confrontate con la vastità dell'opera. C'è un eco troppo mitizzato del periodo di occupazione romana, non debitamente mitigato dalla lunga crisi imperiale che porterà l'età classica nella tardantichità. L'esercito del Gwent, per esempio, che ancora ricorda le dottrine romane, somiglia più a un esercito augusteo che alle legioni romane di Stilicone o Ezio. Anche la cavalleria di Artù, in parte ispirata dalle pesanti formazioni dei Sarmati, ha un'eccessiva e ridondante rarità tattica, quasi si trattasse di alieni sbarcati da Venere. 

Per il resto, però, una delle opere che considero legate al mio cuore per sempre. Non sono molte quelle che possono pretendere spazio agli scritti di Hemingway e di Tolkien, da quelle parti

Ernest Hemingway - Addio alle armi

Recensire Hemingway è un problema. Davvero. Ormai ha lasciato definitivamente la realtà assurgendo a mito e parlare dei miti è sempre complicato. Si potrebbero incensare, elogiare l'uomo e l'opera, limitando la critica a qualche estemporaneo neo, cadendo così nella trappola che alcuni pseudo-intellettuali (alcuni davvero famosi) sono soliti tendere quando parlano in pubblico "Se non ti piace è colpa tua, che non capisci!" finendo per sminuire il lettore medio che magari qualche dubbio l'aveva davvero e non era intenzionato a muovere una critica tout-court.
Non essendo un intellettuale eviterò di perdermi nei tecnicismi della critica. Da lettore puro e semplice ecco l'analisi di uno dei primi libri che ho avuto il coraggio di leggere del maestro. Coraggio perché, abituati alla lettura o meno, alcuni testi di solito vengono presentati come difficili, lenti, complessi o semplicemente, noiosi. Così me lo avevano descritto e così rimase per alcuni anni al suo posto nella libreria dei miei. Complice una maggiore consapevolezza, di me finito il turbolento periodo che va dalla terza media al primo superiore, con un certo disagio afferrai quel libro e comincia a leggere.

La storia è ambientata in Italia, nei mesi precedenti la disfatta di Caporetto. Il protagonista, Frederic Henry è un americano che presta servizio, come volontario, nell'esercito italiano, con il grado di tenente e guida un reparto di autoambulanze. Conoscerà un'infermiera scozzese di nome Catherine Barkley della quale si innamorerà, ricambiato, perdutamente.
La vicenda si snoda in tre, potremmo chiamarli atti o scene, principali: il fronte, dove Henry presta servizio, la sua unità e le persone con le quali si confronta e che Hemingway utilizza per dipanare le sue idee sull'argomento, attraverso le voci dei protagonisti che ricalcano le vicende vere di cui lui fu testimone (fu anche lui infermiere volontario nell'esercito italiano) o di cui venne a conoscenza da reduci, suoi amici e conoscenti. Atto centrale è il periodo di convalescenza, dove verrà approfondito il rapporto fra i due giovani innamorati, in una Milano apparentemente poco coinvolta nella tragedia che si consuma a Est. In ultimo il ritorno al fronte, la diserzione a seguito della violenta offensiva Austro-tedesca e la decisione di fuggire con Catherine verso la Svizzera. Si tratta quindi in parte di un'opera autobiografica, dove ricordi personali si accavallano a eventi plausibili ma che l'autore non visse in prima persona ai quali viene aggiunta una struggente storia di un amore fatalmente destinato alla rovina, specchio di un'intera società, quella dei giovani reduci, della "generazione perduta" di scrittori e artisti che vissero le inquietudini di un mondo che cambiava, riuniti soprattutto nella Parigi degli anni '20 dove Hemingway visse con la prima moglie.
La guerra, esecrabile e devastante nel corpo e nell'anima, non trova un contraltare nell'amore come, si intuisce, l'autore-protagonista sembra voler credere fino all'ultimo. La sconfitta oggettiva, la ritirata e le reazioni assurde del comando italiano, magistralmente descritte con pathos che nulla ha di altezzoso o distante ma con una forma coinvolgente, è solo parte del ben più profondo trauma umano che il protagonista vivrà: la perdita delle illusioni, il vuoto dell'anima.

Un libro struggente, profondo, con una scrittura corposa, piena soprattutto nei dialoghi, veloci e realistici. A volte si ha l'impressione di assistere alle discussioni, di essere lì, e questo fatto -pur essendo una delle magie dei libri- può comportare il perdersi qualche battuta, qualche parola, distratti dalla lucidità dei commenti, dalle riflessioni che sono capaci di generare nelle nostre menti.

Alain Damasio - L'orda del vento

Ω Golgoth - tracciatore, colui che guida l'orda 
Π Pietro della Rocca - principe 
) Sov Strochnis - scriba che tiene il resoconto della spedizione 
¿’ Caracollo - trovatore menestrello
Δ Erg Machaon - guerriero e protettore dei membri dell'orda 
¬ Talweg Archippe - geomastro 
> Firost de Toroge - pilone 
^ Astro, l'astoriere - uccellaio-cacciatore 
‘, Steppa Forcide - fiorone 
)- Arval Redhamaj - esploratore 
ˇ• Darbon, il falconiere - uccellaio-cacciatore 
∞ Horst e Karst Dubka - due gemelli identici, ali

χ Oroshi Melicerte - aeromastra 
(•) Alma Capys - guaritrice 
< > Aoi Nan - coglitrice e rabdomante 
∫ Larco Scarsa - bracconiere del cielo 
◊ Learca - artigiano del metallo 
~ Calliroe Deicoon - focaia, cioè colei che ha il compito di accendere i fuochi 
∂ Boscavo Silamfro - artigiano del legno 
≈ Coriolis - crocco, ovvero chi trasporta le provviste. Il suo nome è chiaramente ispirato alla forza di Coriolis 
√ Sveziest - crocco 
]] Barbak - crocco

 

Già solo l'elenco dei personaggi potrebbe far venire il mal di testa. Ognuno di loro ha un ruolo nell'Orda e un simbolo che lo caratterizza e apre i relativi paragrafi dove la vicenda viene narrata dal punto di vista del personaggio, in un alternarsi di voci che rendono multiforme la stessa scena descritta in tempo reale da più punti di vista, ognuno con la propria sensibilità e la propria personale interpretazione.

 

Proprio così: in questo romanzo di genere fantastico, con influenze del fantasy giapponese palpabili ma mai troppo invadenti, avrete a che fare con 23 protagonisti, 23 voci narranti che si alternano lungo tutto l'arco della storia. Leggere L'orda del vento è un'esperienza unica nel suo genere. Spiazzante, a volte, ma sorprendente per la sua capacità di irretire il lettore dopo poche pagine. Damasio non è uno scrittore storico, né classico eppure non posso non consigliarne la lettura . 

In un mondo devastato dalla furia dei venti gruppi ben strutturati di esplorati, i componenti delle Orde, vengono inviati oltre le mura della città di Aberlaas per trovare l'Estrema Vetta, luogo di orgine dei venti e fertilissima terra promessa delle leggende. Inseguiti da un nemico immortale, sottoposti agli attacchi dei Croni -esseri sovrannaturali di puro vento- i membri dell'Orda, la 34° della storia del loro mondo accuratamente NON descritto ma solo percepito, compiono l'impresa di arrivare dove nessun altro è mai giunto. Nel frattempo lo stile decisamente originale di Damasio ci ha fatti entrare di diritto nel novero degli esploratori, con un linguaggio che declina le forme del vento senza mai fare riferimento alla nostra scienza meteorologica e con quel continuo scambio di pensieri e sensazioni che danno sul serio l'impressione di essere lì con i personaggi, di essere uno di loro che osserva -proprio come fanno loro- ciò che avviene e subisce il vento così come gli umori degli altri. Una lettura che può sembrare straniante ma che, a mio avviso, va fatta. Non ci troviamo di fronte all'Ulisse di Joyce, ci mancherebbe, ma l'innovazione è palpabile, il tentativo solido e, onore al merito, l'originalità non manca in nessuna delle numerose pagine.

Norman Mailer- Il nudo e il morto

Leggere il nudo e il morto di Mailer equivale a spegnere le immagini che decenni di filmografia di guerra ci hanno impresso nella mente, rinunciare a chiavi di lettura più o meno stereotipate e lasciarsi trasportare, con la sapiente mano di chi scrive per esperienza diretta, fra le luci e le ombre delle stanze intime degli animi dei protagonisti della guerra: i soldati.

Gli americani hanno iniziato la lenta controffensiva che li vedrà impegnati nella riconquista dei territori occupati dal Giappone, in prevalenza isole e isolette dell'Oceano Pacifico e sono loro, soldati e ufficiali di ogni grado, i protagonisti del libro. Indagati, scrutati, sezionati nell'intimo dei loro pensieri e delle loro storie personali, tramite l'utilizzo di efficaci flash back, essi vengono messi a Nudo, come il titolo ci vuol, in qualche modo, lasciare intendere. Non occorrono dettagli tecnici da saggio, a Mailer, per rendere realistica la vicenda che si intreccia fra la sabbia e la jungla dell'isola di Anopopei, sullo sfondo di una montagna che si erge a monumento della fragilità umana. L'intera vicenda, ad esempio, dell'ultimo assalto alla conquista delle posizioni giapponesi viene descritta attraverso i pensieri e le preoccupazioni del primo aiutante del generale della divisione, in quel momento lontano dall'isola, con un potente effetto di utilizzo del narrato per far capire ai lettori cosa effettivamente significhi la gestione strategica di un conflitto. Tutto si concentra quindi sui personaggi, una decina quelli che potremmo definire i principali, su tutti il tenente Hearn, il sergente Croft e gli uomini del loro plotone. I giapponesi sono figure fugaci, invisibili e mortali ma sopravvalutati, mitizzati, perché in fondo sconosciuti e irreali finché non avvengono i primi contatti, che Mailer utilizza magistralmente per descriverci l'incontro e la reazione fra "diversi", quando in realtà, si evince dal finale che è di una suntuosa efficacia, i veri mostri che si affrontano in guerra sono i demoni che si agitano dentro i singoli: la paura, l'ignoranza, l'effettiva caducità di valori e infine, la Morte, anch'essa nel titolo che non si limita a quella fisica, del corpo ma si estende allo spirito, ai valori di un'americana patinata che lo stesso Mailer criticherà fortemente, negli anni a venire, divenendo un esponente della Beat Generation.

Un libro imperidibile, immancabile, a mio avviso. Una pietra miliare.

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